Un cambiamento che non si può ignorare
C’era un tempo in cui “fare campeggio” significava montare una tenda, cucinare con un fornello portatile e addormentarsi al suono del vento tra gli alberi. Un’esperienza spartana, autentica, spesso condivisa con altri viaggiatori accomunati dallo stesso spirito di avventura.
Oggi, invece, il campeggio come lo conoscevamo sembra essersi trasformato. Al posto delle tende, troviamo bungalow climatizzati, case mobili accessoriate, houseboat, bubble room panoramiche, persino botti di vino trasformate in suite.
È ancora campeggio… o stiamo parlando di qualcos’altro?
I numeri di una rivoluzione silenziosa
Secondo il Camping Report 2025 (fonte: campeggi.com), il 65% dei viaggiatori open air sceglie alloggi fissi come bungalow o case mobili, mentre il campeggio tradizionale raccoglie solo il 35% delle preferenze.
Le richieste sono cambiate:
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Servizi per bambini (43%)
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Strutture pet friendly (25%)
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Destinazioni top: Sardegna, Liguria, Toscana e Trentino
Il campeggio non è più una scelta “per pochi appassionati”, ma una forma di ospitalità che compete con hotel e resort per comfort, servizi e varietà dell’offerta.
L’effetto “esperienza”
La parola chiave oggi è experience. Non si vende più soltanto un pernottamento: si vende la possibilità di dormire in una bolla trasparente sotto le stelle, in una casa galleggiante, in un glamping di lusso che unisce natura e comfort da hotel 5 stelle.
Questa evoluzione ha portato con sé un’estensione della stagionalità.
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I campeggi di mare non si limitano più ai mesi estivi
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Quelli di montagna non si fermano in autunno
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Weekend tematici, fughe romantiche, esperienze regalo: il turismo open air oggi intercetta viaggiatori tutto l’anno
Ma in questo cambio di paradigma si nasconde una domanda provocatoria: stiamo ampliando il mercato o rischiamo di perdere l’anima del campeggio?
Un settore tra opportunità e rischi
Per i gestori di campeggi e villaggi, il cambiamento è al tempo stesso una sfida e un’opportunità.
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Opportunità: intercettare un pubblico nuovo, disposto a spendere di più per comfort e unicità
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Rischio: allontanare il cliente storico, legato a un’idea di vacanza semplice e autentica
L’equilibrio sta nel differenziare l’offerta: mantenere spazi e servizi per chi cerca la tradizione, affiancandoli a formule innovative per il nuovo viaggiatore.
Il cliente di oggi: più esigente e più connesso
Il campeggiatore “nuovo” è un viaggiatore che:
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Pianifica e prenota online in pochi clic
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Vuole comfort ma anche natura
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Cerca servizi personalizzati (piscina, ristorante, attività outdoor)
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È sensibile ai temi della sostenibilità (vera o percepita)
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Ama condividere la propria esperienza sui social
Questo cliente non si accontenta: vuole vivere la natura senza rinunciare ai comfort, e spesso sceglie in base a foto, recensioni e unicità dell’esperienza.
E allora, è ancora campeggio?
La risposta non è univoca.
Forse sì, perché il legame con la natura resta, anche se mediato da comfort moderni.
Forse no, perché l’essenza “spartana” è stata sostituita da un’esperienza più simile a quella di un boutique hotel.
L’importante, per chi gestisce una struttura, è sapere chi si vuole essere e comunicare questa identità in modo chiaro, senza rincorrere ogni trend ma scegliendo quelli che rafforzano il proprio brand.
Due domande per te
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Il tuo campeggio è pronto ad accogliere il nuovo viaggiatore open air?
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Sai come differenziare la tua offerta per parlare a clienti così diversi tra loro?