Cosa ci insegna la puntata di Anziani Digitali con Armando Travaglini
Nel marketing alberghiero si sente spesso dire: “Vogliamo raggiungere nuovi mercati”.
Oggi, almeno sul piano tecnico, è possibile intercettare quasi qualsiasi pubblico. Si possono raggiungere famiglie interessate al cicloturismo, viaggiatori alto spendenti, professionisti in trasferta, amanti della gastronomia o micro segmenti accomunati da passioni molto specifiche.
Il vero problema non è trovare un mercato.
La domanda strategica è un’altra:
quel mercato è davvero compatibile con l’offerta del tuo hotel?
È il punto di partenza della seconda puntata della seconda stagione di Anziani Digitali, nella quale Tina Ingaldi e Antonio Maresca incontrano Armando Travaglini, consulente e formatore specializzato nel marketing turistico.
Una conversazione che attraversa target, dati di prima parte, Intelligenza Artificiale, motori di ricerca visuali, chatbot, intermediazione e futuro degli hotel indipendenti.
Il messaggio centrale è netto: il marketing alberghiero efficace non comincia dallo strumento. Comincia dalla capacità di scegliere.
In sintesi
Un hotel dovrebbe:
• definire il proprio posizionamento prima di attivare campagne
• scegliere i mercati coerenti con la propria offerta
• rinunciare ai segmenti che non può servire in modo competitivo
• raccogliere dati di prima parte corretti e aggiornati
• utilizzare CRM, PMS e RMS come strumenti decisionali
• pubblicare sul sito informazioni specifiche e granulari
• preparare i propri contenuti anche per le ricerche generate dall’AI
• utilizzare le OTA in modo tattico, non ideologico
• ridurre le frizioni tra ispirazione, ricerca e prenotazione
• testare tecnologie e mercati senza inseguire ogni moda
Essere visibili a tutti non è una strategia. Essere rilevanti per le persone giuste, sì.
I mercati esistono tutti, ma non sono tutti adatti al tuo hotel
Gli strumenti digitali consentono di raggiungere pubblici estremamente specifici.
Armando racconta, per esempio, il caso di una struttura del Sud Italia interessata al mercato tedesco. La destinazione non era semplice da raggiungere e la campagna non si limitava a promuovere l’hotel: mostrava anche il collegamento aereo disponibile da Monaco.
L’operazione affrontava un problema concreto del target prima ancora di vendere la camera.
Questo esempio dimostra che il marketing non può limitarsi a individuare un pubblico potenzialmente interessato. Deve verificare l’intera compatibilità tra:
• esigenze del viaggiatore
• servizi della struttura
• accessibilità della destinazione
• capacità di spesa
• periodo di viaggio
• esperienza promessa
• esperienza realmente erogata
Raggiungere un target non significa essere adatti a quel target.
Una campagna può essere tecnicamente impeccabile e commercialmente inutile. Se l’offerta non risponde alle aspettative, porterà clic, richieste poco qualificate e budget bruciato.
Il marketing non può correggere all’infinito un problema di prodotto o di posizionamento. Può mettere il rossetto alla strategia, ma se sotto non c’è una strategia resta comunque un funerale con il make up.
La prima domanda non è “quale campagna facciamo?”
Durante la puntata, Armando racconta quale domanda pone agli albergatori all’inizio di una consulenza.
Non chiede se abbiano attivato campagne di remarketing.
Non chiede se utilizzino TikTok.
Non chiede quale tool di Intelligenza Artificiale abbiano acquistato.
Chiede:
“Ti piacciono i tuoi ospiti?”
La domanda può sembrare provocatoria, ma contiene un’intera strategia di marketing.
Gli ospiti attuali sono quelli che la struttura vuole continuare ad attrarre?
Prenotano nei tempi desiderati?
Acquistano i servizi più redditizi?
Rispettano il posizionamento tariffario?
Sono compatibili con il modello operativo dell’hotel?
Se la risposta è sì, la struttura possiede già una base di dati da analizzare.
Se la risposta è no, il problema non si risolve aumentando il budget pubblicitario. Occorre stabilire quali ospiti si desiderano, perché dovrebbero scegliere la struttura e quale valore si è realmente in grado di offrire loro.
Prima il target, poi gli strumenti
Uno degli errori più frequenti nel digital marketing alberghiero è partire dall’operatività.
• “Dobbiamo fare Google Ads.”
• “Dobbiamo aprire TikTok.”
• “Dobbiamo utilizzare l’AI.”
• “Dobbiamo promuoverci all’estero.”
• “Dobbiamo rifare il sito.”
Sono tutte attività potenzialmente utili. Ma diventano sensate solo dopo aver definito:
• il posizionamento dell’hotel
• i mercati prioritari
• i segmenti più profittevoli
• la proposta di valore
• le esigenze del cliente ideale
• i canali utilizzati dal pubblico
• gli obiettivi commerciali
Il marketing strategico viene prima del marketing operativo.
Google Ads, Meta, TikTok, CRM e chatbot sono strumenti. La strategia deve stabilire quale strumento utilizzare, per quale pubblico e con quale risultato atteso.
Partire dal tool significa scegliere il cacciavite prima di sapere che cosa bisogna montare. Molto tecnologico. Poco utile.
Dire no a un mercato può essere la decisione più redditizia
Nel turismo esiste ancora una forte resistenza alla selezione.
Molte strutture cercano di comunicare a tutti perché temono che escludere un segmento significhi perdere fatturato.
Ma un hotel che prova a essere tutto per tutti rischia di non essere davvero rilevante per nessuno.
Dire no a un mercato non significa ridurre le opportunità. Significa concentrare risorse sui segmenti nei quali la struttura può competere meglio.
Un family hotel deve costruire:
• camere e spazi adatti alle famiglie
• servizi coerenti con le diverse fasce d’età
• procedure semplici per i genitori
• contenuti capaci di rispondere alle loro preoccupazioni
• offerte compatibili con il comportamento di prenotazione del segmento
Un hotel orientato al business deve lavorare su:
• posizione e accessibilità
• velocità nelle procedure
• connessione affidabile
• flessibilità
• servizi funzionali
• informazioni chiare e immediatamente disponibili
Una struttura leisure deve valorizzare:
• atmosfera
• territorio
• immagini autentiche
• esperienze
• recensioni
• proposta gastronomica
• elementi capaci di generare desiderio
La scelta del target non è una dichiarazione inserita nella presentazione aziendale. Deve influenzare prodotto, servizio, pricing, distribuzione e comunicazione.
Testare un mercato senza sposarlo al primo appuntamento
Armando suggerisce un approccio pragmatico: effettuare test di mercato con budget limitati.
Una struttura può selezionare un’area geografica o un micro segmento, realizzare una campagna circoscritta e osservare:
• qualità del traffico
• richieste ricevute
• tasso di conversione
• permanenza sul sito
• tipologia di camere consultate
• anticipo di prenotazione
• valore medio delle richieste
• compatibilità con l’offerta
Il test non serve soltanto a stabilire se una campagna funziona.
Serve a capire se il mercato risponde alla proposta dell’hotel.
Questo approccio riduce il rischio di investire interi budget stagionali su ipotesi mai validate.
Il marketing non dovrebbe essere un atto di fede. Per quello esistono già le previsioni meteo a quindici giorni.
I dati di prima parte sono il patrimonio dell’hotel
Durante la puntata emerge uno dei temi più importanti per il futuro del marketing alberghiero: la qualità dei dati.
Gli hotel utilizzano un numero crescente di strumenti:
• PMS
• CRM
• channel manager
• RMS
• booking engine
• strumenti di web analytics
• piattaforme di marketing automation
• sistemi Wi Fi
• chatbot
• strumenti di pagamento
• software di reportistica
Avere molti strumenti non significa però possedere una strategia dei dati.
Le informazioni possono essere:
• incomplete
• duplicate
• archiviate in sistemi differenti
• attribuite al canale sbagliato
• non aggiornate
• inserite in modo incoerente
• difficili da interpretare
Un dato sbagliato non è semplicemente inutile. Può orientare campagne, prezzi e decisioni nella direzione sbagliata.
Il caso Svizzera che diventò Swaziland
Armando racconta un episodio particolarmente efficace.
Analizzando la provenienza degli ospiti di un gruppo alberghiero, tra i mercati principali compariva lo Swaziland, oggi Eswatini.
Il dato appariva improbabile per volume e distribuzione geografica delle strutture.
Analizzando il processo interno, emerse che alcuni operatori selezionavano nel PMS il codice associato allo Swaziland, pensando che identificasse la Svizzera.
Un errore apparentemente piccolo aveva creato un mercato inesistente.
Se quei dati fossero stati utilizzati automaticamente da una piattaforma pubblicitaria o da un sistema di AI, la tecnologia avrebbe elaborato l’informazione senza comprenderne l’assurdità.
Magari avrebbe anche prodotto una dashboard molto elegante. Perché anche le sciocchezze, con il grafico giusto, sembrano consulenza strategica.
La lezione è chiara:
prima di automatizzare una decisione bisogna verificare la qualità delle informazioni che alimentano il sistema.
Quali informazioni dovrebbe raccogliere un hotel?
I dati di prima parte sono le informazioni raccolte direttamente dalla struttura durante la relazione con l’ospite.
Possono aiutare a comprendere:
• chi sono realmente i clienti
• da quali mercati provengono
• quando prenotano
• quanto spendono
• quali camere preferiscono
• quali servizi acquistano
• con chi viaggiano
• quali esigenze manifestano
• quali segmenti producono maggiore marginalità
• quali clienti hanno maggiore probabilità di tornare
Durante la puntata viene citato anche il caso di hotel che registrano nel CRM il nome dell’animale domestico dell’ospite.
Può sembrare un dettaglio. Ma accogliere nuovamente il cliente chiamando il cane per nome trasforma un’informazione in relazione.
Il valore non nasce dal dato archiviato. Nasce da come quel dato viene utilizzato per migliorare l’esperienza.
Per ottenere informazioni affidabili servono:
• procedure condivise
• campi comprensibili
• formazione del personale
• responsabilità chiare
• verifiche periodiche
• integrazione tra i software
• aggiornamento continuo
Un CRM vuoto è come una palestra pagata e mai frequentata. Costa, occupa spazio e non migliora le prestazioni.
AI e turismo: non basta essere online
L’Intelligenza Artificiale sta modificando il modo in cui le persone cercano informazioni, confrontano alternative e pianificano i viaggi.
Le domande diventano più articolate e personali.
Un utente potrebbe chiedere:
“Quale hotel è adatto a una famiglia con un bambino celiaco, un cane e la necessità di parcheggiare vicino alla struttura?”
Oppure:
“Consigliami un albergo con materassi adatti a chi soffre di mal di schiena, colazione vegana e collegamenti semplici con la stazione.”
Per poter essere considerato in risposte di questo tipo, un hotel deve pubblicare informazioni sufficientemente precise.
Non basterà essere presenti online. Bisognerà essere comprensibili da persone, motori di ricerca e sistemi generativi.
SEO e GEO per hotel: cosa significa davvero
La SEO aiuta i motori di ricerca a scoprire, comprendere e posizionare i contenuti.
La GEO, Generative Engine Optimization, si concentra sulla possibilità che informazioni e fonti vengano comprese e utilizzate all’interno delle risposte generate dai sistemi di Intelligenza Artificiale.
Questo non significa che esista un pulsante “fatti citare dall’AI”.
Secondo la documentazione ufficiale di Google Search Central, non sono necessarie ottimizzazioni speciali o markup dedicati esclusivamente ad AI Overview e AI Mode. Restano valide le fondamenta della SEO:
• contenuti utili e originali
• informazioni importanti disponibili in forma testuale
• pagine accessibili e indicizzabili
• buona esperienza di navigazione
• immagini e video di qualità
• collegamenti interni coerenti
• dati strutturati corrispondenti al contenuto visibile
• informazioni aziendali aggiornate
Per un hotel, lavorare in ottica SEO e GEO significa quindi costruire un ecosistema informativo chiaro, autorevole e verificabile.
Informazioni granulari: il sito deve rispondere prima dell’ospite
Nel podcast, Armando insiste sul valore delle informazioni granulari pubblicate negli asset proprietari, soprattutto nel sito web.
Non basta scrivere:
• camere con ogni comfort
• posizione strategica
• colazione ricca
• esperienza indimenticabile
Sono formule generiche che non rispondono a domande reali.
Una pagina utile dovrebbe specificare:
• dimensioni e caratteristiche delle camere
• tipologia dei letti e dei materassi
• presenza di topper o cuscini particolari
• servizi per persone con disabilità
• opzioni per celiaci, vegani o altre esigenze alimentari
• politiche per gli animali
• distanze effettive dai punti di interesse
• collegamenti e mezzi di trasporto
• disponibilità e caratteristiche del parcheggio
• servizi per bambini e famiglie
• orari di reception, ristorante e spa
• procedure di check in e check out
• attività disponibili nelle vicinanze
Queste informazioni aiutano contemporaneamente:
• gli utenti
• il personale dell’hotel
• i motori di ricerca
• i chatbot
• gli assistenti basati sull’AI
• i consulenti che progettano campagne
• i sistemi di prenotazione
La specificità non appesantisce la comunicazione. Riduce l’incertezza.
E l’incertezza è una delle principali nemiche della conversione.
Dati strutturati e contenuti visibili
I dati strutturati possono aiutare Google a comprendere il significato e la classificazione dei contenuti di una pagina.
Devono però corrispondere alle informazioni realmente visibili sul sito.
Non bisogna inserire nel codice servizi, caratteristiche o valutazioni che l’utente non può verificare nella pagina.
Per un articolo collegato al podcast possono essere utili:
• Article
• Person
• Organization
• BreadcrumbList
Per le pagine della struttura possono essere valutati, in base ai contenuti effettivamente presenti:
• dati relativi all’attività
• informazioni sulla struttura ricettiva
• recensioni ammissibili
• FAQ, quando coerenti con le linee guida vigenti
I dati strutturati aiutano a chiarire il contenuto. Non correggono una pagina povera di informazioni.
Mettere lo schema perfetto sopra un testo vuoto è come applicare l’etichetta “suite” allo sgabuzzino. Tecnicamente scritto bene. Commercialmente discutibile.
Motori visual e ispirazione: il viaggio comincia prima della ricerca
La ricerca turistica non parte sempre da una domanda consapevole.
Può iniziare da:
• un video visto su TikTok
• un Reel salvato su Instagram
• una recensione
• un contenuto su YouTube
• una destinazione mostrata da un creator
• un’immagine che attiva un desiderio
I social hanno quindi un ruolo importante nella fase di ispirazione.
Per gli hotel, i contenuti visual servono a:
• far immaginare l’esperienza
• mostrare ambienti e servizi
• rendere riconoscibile il posizionamento
• intercettare bisogni non ancora espressi
• ridurre la distanza tra desiderio e scelta
• alimentare la memoria del brand
Il contenuto, però, deve essere autentico.
Armando sottolinea il rischio di utilizzare immagini palesemente generate dall’AI per promuovere un prodotto turistico reale.
Se una struttura possiede un mare autentico, dovrebbe mostrare quel mare. Non generarne uno più fotogenico.
L’AI può supportare ideazione, organizzazione, analisi e formazione interna. Ma una fotografia artificiale che sostituisce la realtà può ridurre la fiducia nel prodotto.
AI proattiva e pianificazione del viaggio
Nella visione condivisa durante la puntata, l’AI potrebbe diventare sempre più proattiva.
Analizzando preferenze, comportamenti, ricerche e contenuti consultati, gli assistenti potrebbero proporre:
• destinazioni compatibili
• periodi di viaggio
• strutture adatte
• itinerari
• servizi accessori
• soluzioni coerenti con le abitudini del viaggiatore
Armando distingue però due scenari.
Turismo business
Nel business travel, l’automazione potrebbe svilupparsi più rapidamente perché il cliente privilegia:
• efficienza
• posizione
• orari
• velocità
• servizi funzionali
• compatibilità con le politiche aziendali
Turismo leisure
Nel leisure, la fase di ricerca conserva una componente emozionale e persino ludica.
Il viaggiatore vuole:
• vedere fotografie
• leggere recensioni
• confrontare esperienze
• consultare il sito
• immaginare il soggiorno
• condividere la scelta
• sentirsi parte della decisione
Per questo, secondo Armando, l’AI potrebbe incidere molto sulla fase di ispirazione, mentre la completa delega della prenotazione potrebbe richiedere tempi e modalità differenti a seconda del segmento.
Si tratta di uno scenario, non di una certezza.
Ed è proprio questa la postura più sana davanti all’innovazione: testare senza trasformare ogni previsione in una religione aziendale.
Chatbot per hotel: utile solo se risponde davvero
Un chatbot non deve essere inserito nel sito perché “adesso lo hanno tutti”.
Deve risolvere problemi.
Se un utente chiede:
“Avete una colazione per celiaci?”
il chatbot dovrebbe fornire una risposta chiara.
Se risponde:
“Scriva una mail alla reception”
non sta automatizzando il servizio. Sta automatizzando la frustrazione.
Un chatbot efficace dovrebbe conoscere:
• camere
• servizi
• orari
• ristorazione
• allergie e intolleranze gestite
• accessibilità
• parcheggio
• animali
• servizi per bambini
• trasporti
• distanze
• politiche di prenotazione
• condizioni di cancellazione
• domande frequenti
Armando propone anche un test più complesso: chiedere al chatbot come raggiungere una struttura in Val di Fiemme partendo da Kuala Lumpur.
Non è necessario che il sistema conosca ogni coincidenza in tempo reale. Ma dovrebbe essere in grado di fornire una risposta utile, dichiarare eventuali limiti e guidare l’utente verso il passaggio successivo.
Il chatbot è un punto di contatto commerciale attivo ventiquattro ore su ventiquattro. Se risponde male, non è un problema tecnico. È una vendita persa.
Il futuro dell’hotel indipendente e il ruolo delle OTA
Secondo Armando Travaglini, le OTA continueranno a ricoprire un ruolo importante.
Sono motori di ricerca verticali capaci di portare domanda da mercati che una singola struttura indipendente difficilmente potrebbe presidiare in modo diretto.
Il punto non è dichiarare guerra all’intermediazione.
Il punto è stabilire dove conviene costruire domanda diretta e dove ha senso utilizzare i portali.
Un hotel indipendente dovrebbe distinguere tra:
• mercati principali
• mercati secondari
• segmenti ad alta marginalità
• segmenti difficili da raggiungere direttamente
• clienti da fidelizzare
• domanda occasionale
Sui mercati principali, quelli che generano la parte più rilevante del fatturato, la struttura può investire in:
• campagne proprietarie
• newsletter
• contenuti
• attività di brand
• CRM
• remarketing
• fidelizzazione
• prenotazione diretta
Sui mercati marginali o difficilmente raggiungibili, l’intermediazione può continuare a essere una leva efficace.
La disintermediazione non consiste nell’eliminare le OTA. Consiste nel ridurre la dipendenza dove l’hotel possiede concrete possibilità di costruire una relazione diretta.
Come tradurre la puntata in una strategia operativa
Un hotel può partire da dieci azioni.
1. Analizzare gli ospiti attuali
Verificare:
• provenienza
• anticipo di prenotazione
• durata del soggiorno
• spesa media
• servizi acquistati
• canale utilizzato
• probabilità di ritorno
2. Definire i segmenti prioritari
Scegliere i mercati nei quali esiste una reale coerenza tra domanda e offerta.
3. Chiarire la proposta di valore
Rispondere in modo concreto alla domanda:
perché questo segmento dovrebbe scegliere proprio il nostro hotel?
4. Ripulire i dati
Controllare campi, attribuzioni, duplicazioni, codici geografici e procedure di inserimento.
5. Formare il personale
Chi raccoglie i dati deve comprenderne il valore commerciale e operativo.
6. Arricchire il sito
Trasformare le domande degli ospiti in pagine, FAQ e contenuti specifici.
7. Integrare i sistemi
Ridurre frammentazioni e passaggi manuali tra PMS, CRM, RMS, booking engine e altri strumenti.
8. Testare i mercati
Utilizzare campagne limitate per validare segmenti, aree geografiche e proposte.
9. Verificare i chatbot
Porre domande semplici, complesse e insolite per valutarne l’effettiva utilità.
10. Misurare il valore dei canali
Non osservare soltanto il costo della commissione, ma anche:
• marginalità
• qualità del cliente
• valore nel tempo
• possibilità di fidelizzazione
• mercati raggiunti
• costi tecnologici
• costi operativi
Domande frequenti
Come può un hotel scegliere il mercato giusto?
Deve confrontare le caratteristiche dei segmenti con servizi, accessibilità, prezzo, posizionamento ed esperienza offerta. Il mercato giusto non è necessariamente quello più grande, ma quello nel quale la struttura può essere realmente competitiva.
È utile rinunciare a determinati segmenti?
Sì. Dire no a segmenti poco coerenti consente di concentrare risorse, comunicazione e investimenti sui clienti con maggiore probabilità di conversione e fidelizzazione.
Quali dati dovrebbe raccogliere un hotel?
Tra i dati più utili ci sono provenienza, canale di prenotazione, anticipo, spesa, servizi acquistati, composizione del soggiorno, preferenze e storico della relazione.
L’AI sostituirà la ricerca tradizionale?
L’AI sta modificando la ricerca e la pianificazione dei viaggi, ma non è possibile stabilire che sostituirà completamente motori di ricerca, social, siti e portali. È più realistico aspettarsi un ecosistema nel quale questi strumenti continueranno a integrarsi.
Come può un hotel prepararsi alla GEO?
Pubblicando contenuti originali, specifici e verificabili, mantenendo aggiornati sito e profili aziendali, rendendo le informazioni importanti disponibili in forma testuale e utilizzando dati strutturati coerenti con la pagina.
Le OTA sono destinate a scomparire?
Nella visione espressa da Armando Travaglini, no. Continueranno a essere utili soprattutto per raggiungere mercati secondari. La strategia consiste nel costruire domanda diretta sui segmenti prioritari e utilizzare l’intermediazione in modo tattico.
Il marketing alberghiero è l’arte di scegliere meglio
La puntata con Armando Travaglini mette in discussione una convinzione diffusa: che per crescere sia necessario raggiungere sempre più persone.
Non necessariamente.
Un hotel cresce quando riesce a:
• scegliere i clienti più coerenti
• mantenere una promessa rilevante
• raccogliere dati affidabili
• ridurre le frizioni
• utilizzare con criterio intermediazione e canali diretti
• produrre informazioni comprensibili
• trasformare la tecnologia in servizio
Il marketing alberghiero non consiste nell’inseguire tutti. Consiste nel diventare la scelta più credibile per qualcuno.
Prima di aprire un nuovo canale, acquistare un altro software o affidare tutto all’AI, la domanda resta quella proposta nella puntata:
ti piacciono gli ospiti che hai oggi?
La risposta potrebbe dire molto più sul futuro dell’hotel di qualsiasi dashboard.
Ascolta la puntata di Anziani Digitali
Questo articolo nasce dalla volontà di approfondire seconda puntata della seconda stagione di Anziani Digitali, con ospite Armando Travaglini.
🎧 Ascolta l’episodio completo su Spotify:
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