Negli ultimi mesi i titoli dei giornali hanno dipinto due Italie turistiche opposte:
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da una parte le città d’arte sommerse dai visitatori, i borghi al collasso e le spiagge con il cartello “sold out”;
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dall’altra le cronache di località balneari in crisi, ombrelloni chiusi e stagioni estive che non decollano.
La sensazione è schizofrenica: c’è troppa gente o ce n’è troppo poca?
La verità scomoda
Il problema non è (solo) la quantità di turisti.
Il problema è come vengono gestiti i flussi.
Per anni abbiamo creduto che il turismo fosse un fenomeno spontaneo: se un territorio è bello, le persone arriveranno. Oggi sappiamo che non è così: senza governance, senza dati e senza strumenti, il rischio è duplice.
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Da un lato il sovraccarico (overtourism), che rovina l’esperienza e allontana proprio i viaggiatori di valore.
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Dall’altro il vuoto (undertourism), quando mancano promozione, strategia e capacità di attrarre mercati in target.
Non è overtourism. È under governance.
Quando Venezia si trova a dover introdurre ticket d’ingresso, quando le Dolomiti esplodono di visitatori mentre le aree interne rimangono ferme, il problema non è solo “quanta gente c’è”.
È l’assenza di un disegno complessivo: pianificazione, capacità di carico, strategie di promozione integrate.
Senza regia, il turismo diventa casualità: oggi può esplodere, domani può crollare.
La leva dei dati
Qui entra in gioco la Business Intelligence.
Leggere il booking pace, il comportamento delle prenotazioni, l’andamento delle cancellazioni e la propensione all’acquisto permette non solo a un hotel, ma a un territorio intero di anticipare gli squilibri.
Un esempio concreto:
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se giugno e luglio mostrano segnali di saturazione, ma settembre arranca, il tema non è “la crisi”.
È che il mercato nazionale si distribuisce, mentre quello estero si concentra. E senza leggere i dati, le strategie rimangono in ritardo.
La parola chiave: governance
Il turismo del futuro si gioca su una parola sola: governance.
Non basta attrarre flussi. Bisogna attrarre valore, distribuire presenze, proteggere i territori e costruire sostenibilità economica.
E questo significa usare strumenti che trasformino i numeri in decisioni.
Perché senza una visione supportata dai dati, ogni scelta è improvvisazione.
Overtourism o undertourism non sono il vero problema. Sono solo la faccia visibile di un tema più profondo: la mancanza di una regia intelligente.
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