La comunicazione alberghiera oltre ChatGPT, trend e pubblicazioni improvvisate
Pubblicare contenuti non significa avere una strategia social.
E chiedere a ChatGPT di scrivere un post sulla spa non trasforma automaticamente un hotel in un brand. Al massimo produce l’ennesimo testo su “un’oasi di benessere dove il tempo si ferma”. Peccato che, nel frattempo, si sia fermata anche l’attenzione del pubblico.
Nella terza puntata della seconda stagione di Anziani Digitali, Tina Ingaldi e Antonio Maresca ne parlano con Giada Galbignani, social media strategist e founder di Social Hospitality.
Il confronto parte dall’intelligenza artificiale, ma arriva rapidamente al cuore del problema: la comunicazione efficace di un hotel nasce dalla strategia, dalla conoscenza del prodotto e dalla capacità di comprendere le persone.
L’AI può accelerare alcune attività. Non può decidere chi è il brand, quale emozione deve trasmettere e perché un ospite dovrebbe scegliere proprio quell’hotel.
L’Intelligenza Artificiale sostituirà i social media manager?
La domanda viene posta sempre più spesso: strumenti come ChatGPT e Gemini sostituiranno chi si occupa professionalmente di comunicazione?
Secondo Giada Galbignani, il rischio principale non è la sostituzione dei professionisti. È la delega del pensiero.
L’intelligenza artificiale può essere utile per:
• sviluppare una prima bozza
• organizzare informazioni
• individuare possibili argomenti
• velocizzare alcune attività operative
• analizzare alternative e varianti
• supportare la pianificazione dei contenuti
Il risultato, però, dipende sempre dalla qualità delle informazioni fornite e dalla capacità di chi utilizza lo strumento.
Un comando generico come “scrivimi un post per la spa” produrrà quasi inevitabilmente un contenuto generico.
Per ottenere una comunicazione coerente servono:
• una conoscenza profonda dell’hotel
• un’identità di brand definita
• un pubblico preciso
• un tono di voce riconoscibile
• obiettivi commerciali e comunicativi chiari
• una revisione umana consapevole
L’AI non visita l’hotel, non osserva il comportamento degli ospiti, non vive il territorio e non percepisce l’atmosfera reale della struttura.
Può elaborare informazioni. Non può sostituire completamente l’esperienza, la sensibilità e il pensiero strategico di un professionista.
La domanda corretta, quindi, non è se utilizzare l’intelligenza artificiale.
La domanda è: stiamo usando l’AI per lavorare meglio o per evitare di pensare?
Perché i social sono strategici per gli hotel
I social non intervengono soltanto quando una persona sta cercando attivamente una vacanza.
La loro forza è anche quella di intercettare un bisogno latente.
Un utente può non avere ancora deciso di partire, non aver scelto una destinazione e non aver cercato un hotel. Poi vede:
• una camera affacciata sul mare
• una colazione preparata in giardino
• una piscina immersa nel verde
• una cena organizzata in terrazza
• un dettaglio particolare della struttura
• un’esperienza raccontata attraverso un video coinvolgente
In quel momento nasce un desiderio.
È questo uno degli aspetti più potenti del social media marketing per hotel: non risponde soltanto alla domanda esistente, ma può contribuire a generarla.
Il contenuto giusto non deve necessariamente ottenere una prenotazione immediata. Può entrare nella memoria dell’utente, alimentare un’immagine e diventare rilevante settimane o mesi dopo.
Per questo misurare il valore della comunicazione esclusivamente attraverso le prenotazioni generate dal singolo post è riduttivo.
La presenza social lavora anche su:
• riconoscibilità
• desiderio
• fiducia
• posizionamento
• ricordo del brand
• percezione della qualità
• relazione con il pubblico
Non tutto ciò che conta si converte in una prenotazione entro ventiquattro ore. Alcuni contenuti seminano. Altri raccolgono.
Pretendere che ogni post venda immediatamente è come chiedere al cameriere di servire il dessert mentre gli ospiti stanno ancora parcheggiando.
I social non hanno una bassa stagione
Uno degli errori più frequenti è ridurre o interrompere la comunicazione quando l’hotel è chiuso o attraversa un periodo di minore attività.
Ma la bassa stagione dell’hotel non coincide con una bassa stagione dell’attenzione.
Le persone continuano a:
• utilizzare i social
• cercare ispirazione
• salvare contenuti
• confrontare destinazioni
• leggere recensioni
• immaginare viaggi futuri
• pianificare le vacanze successive
Proprio nei mesi precedenti alla riapertura, la comunicazione può contribuire a:
• rafforzare il ricordo della struttura
• mostrare novità e miglioramenti
• raccontare il dietro le quinte
• presentare il lavoro dello staff
• anticipare la stagione successiva
• alimentare il desiderio
• intercettare chi sta iniziando a pianificare
Questo non significa pubblicare ogni giorno per paura di sparire.
La qualità resta più importante della quantità.
Una presenza costante e coerente vale più di un calendario riempito con contenuti prodotti soltanto perché “oggi dobbiamo pubblicare qualcosa”.
Quando non c’è nulla da dire, inventare non è strategia. È accanimento editoriale.
Cosa deve raccontare un hotel sui social?
Durante la puntata emerge una domanda concreta: è meglio raccontare l’hotel o il territorio?
La risposta non deve essere assoluta, ma la priorità è chiara: il prodotto principale resta l’hotel.
La destinazione può attirare l’interesse iniziale, ma l’ospite vuole capire dove dormirà, quali ambienti vivrà e quale esperienza potrà aspettarsi.
La comunicazione dovrebbe quindi mostrare:
• le camere e le loro caratteristiche reali
• gli spazi comuni
• la colazione e la proposta gastronomica
• la piscina, la spa e gli altri servizi disponibili
• le persone che lavorano nella struttura
• i dettagli che distinguono l’esperienza
• l’atmosfera nei diversi momenti della giornata
• le attività proposte agli ospiti
• il modo in cui l’hotel interpreta il territorio
Il territorio resta importante, ma deve essere raccontato dalla prospettiva del brand.
Un hotel non dovrebbe diventare la copia digitale dell’ufficio turistico locale. Può invece spiegare come vivere la destinazione partendo dalla propria identità.
La domanda da porsi è semplice: questo contenuto aiuta l’utente a comprendere perché dovrebbe soggiornare qui e non soltanto visitare questa località?
Identità visiva: mostrare l’hotel, non una sua versione immaginaria
Foto e video hanno un ruolo decisivo nella comunicazione turistica perché permettono all’ospite di anticipare mentalmente l’esperienza.
Per questo il valore di fotografi, videomaker e professionisti della comunicazione non può essere ridotto alla semplice produzione di immagini.
Uno shooting professionale serve a:
• mostrare gli ambienti in modo autentico
• valorizzare i punti di forza della struttura
• costruire un linguaggio visivo riconoscibile
• comunicare il posizionamento dell’hotel
• trasmettere l’atmosfera reale
• produrre contenuti utilizzabili su più canali
L’intelligenza artificiale può supportare alcune fasi creative, ma non dovrebbe falsificare ciò che l’ospite troverà realmente.
Se l’hotel possiede una vista autentica, una piscina reale e un territorio riconoscibile, non ha bisogno di generare un paradiso sintetico.
L’obiettivo non è creare aspettative irraggiungibili. È valorizzare la realtà attraverso uno sguardo professionale.
Una comunicazione visiva efficace deve essere:
• autentica
• riconoscibile
• coerente
• credibile
• allineata al pubblico desiderato
Vendere un’immagine che l’esperienza non mantiene può aumentare l’attenzione iniziale, ma distrugge la fiducia successiva.
E le recensioni, a differenza delle grafiche generate, hanno una memoria piuttosto lunga.
Reels, caroselli e trend: seguire il linguaggio senza perdere l’identità
Il linguaggio dei social cambia rapidamente.
Nuovi formati, modalità di montaggio, combinazioni tra video e immagini e tendenze visuali possono diventare popolari in poco tempo.
Giada Galbignani sottolinea il ruolo dei creator, che spesso sperimentano nuovi modi di raccontare e contribuiscono alla nascita di trend replicati successivamente anche dai brand.
Questo non significa che un hotel debba copiare ogni contenuto virale.
Seguire un trend ha senso solo quando può essere adattato all’identità della struttura.
Un professionista non osserva soltanto ciò che viene pubblicato. Cerca di capire:
• perché quel contenuto trattiene l’attenzione
• quale emozione genera
• quale formato utilizza
• quale ritmo narrativo propone
• come potrebbe essere reinterpretato
• se è coerente con il pubblico dell’hotel
• se può sostenere un obiettivo concreto
La differenza tra copiare e prendere ispirazione sta proprio qui.
Il trend è un linguaggio. La strategia decide cosa dire.
Senza strategia, anche il formato più performante diventa soltanto un vestito alla moda indossato dal brand sbagliato.
Il “problema del cugino” nella comunicazione alberghiera
Nel corso dell’episodio viene affrontato anche un fenomeno molto italiano: il celebre “problema del cugino”.
È la convinzione che la gestione dei social possa essere affidata a una persona poco qualificata perché:
• utilizza Instagram ogni giorno
• possiede un buon telefono
• pubblica belle fotografie durante le vacanze
• conosce qualche applicazione di montaggio
• “è giovane e quindi capisce i social”
Ma utilizzare un social non significa saperlo gestire professionalmente.
Un social media strategist non viene pagato soltanto per il contenuto finale.
Dietro ogni pubblicazione ci sono:
• analisi del brand
• studio del pubblico
• ricerca dei trend
• definizione degli obiettivi
• confronto con il cliente
• pianificazione editoriale
• produzione dei contenuti
• coordinamento con fotografi e videomaker
• scrittura dei testi
• pubblicazione
• monitoraggio
• interpretazione dei risultati
• ottimizzazione della strategia
Il post è la parte visibile. La strategia è tutto ciò che lo rende sensato.
Affidare la comunicazione alla soluzione più economica può sembrare un risparmio. Ma quando il risultato è un’identità debole, immagini incoerenti e contenuti dimenticabili, non si sta risparmiando: si sta pagando per essere ignorati.
I social non possono inventare un’identità che non esiste
Un’altra riflessione importante riguarda il rapporto tra comunicazione e prodotto.
I social possono amplificare un’identità. Non possono crearla dal nulla.
Prima di iniziare a pubblicare, un hotel dovrebbe sapere:
• chi è
• quale esperienza offre
• a chi vuole rivolgersi
• quali elementi lo distinguono
• quale percezione vuole costruire
• quali promesse può realmente mantenere
• quale tono vuole adottare
• quali valori vuole comunicare
Questo vale per un hotel di lusso, ma anche per un piccolo bed and breakfast.
Non servono necessariamente servizi spettacolari. Servono una storia, una personalità e un punto di vista.
Durante la puntata viene raccontato il caso di una piccola struttura di Comacchio che inizialmente pensava di non avere nulla da comunicare.
In realtà, possedeva diversi elementi distintivi:
• la conoscenza naturalistica del territorio
• l’accoglienza diretta dei proprietari
• le curiosità sul Delta del Po
• una relazione autentica con gli ospiti
• una prospettiva locale difficile da replicare
Questi elementi sono diventati un patrimonio editoriale riconoscibile.
Ogni struttura ha qualcosa da raccontare.
Il compito della strategia non è inventarlo. È riconoscerlo, organizzarlo e renderlo interessante per le persone giuste.
Come migliorare la strategia social di un hotel
Per costruire una presenza digitale più efficace, un hotel può partire da alcune azioni concrete.
1. Definire il pubblico
Non bisogna parlare genericamente ai “turisti”.
È necessario comprendere:
• chi sono gli ospiti ideali
• quali esigenze hanno
• come scelgono una struttura
• quali contenuti attirano la loro attenzione
• quali dubbi rallentano la prenotazione
• quali canali utilizzano
2. Chiarire l’identità
Prima del piano editoriale serve una risposta chiara alla domanda: perché un ospite dovrebbe scegliere questo hotel?
L’identità deve emergere attraverso:
• immagini
• testi
• tono di voce
• servizi raccontati
• persone coinvolte
• esperienza proposta
• dettagli distintivi
3. Creare contenuti autentici
Foto, video e testi devono raccontare la struttura reale, valorizzandola senza trasformarla in qualcosa che non è.
I contenuti possono mostrare:
• ambienti
zandola senza trasformarla in qualcosa che non è.
I contenuti possono mostrare:
• ambienti
• servizi
• persone
• preparativi
• momenti della giornata
• esperienze
• dettagli dell’accoglienza
• rapporto con il territorio
4. Mantenere continuità
La comunicazione non dovrebbe scomparire durante la chiusura stagionale.
Durante questi periodi si possono raccontare:
• lavori e miglioramenti
• preparazione della nuova stagione
• persone dello staff
• novità future
• contenuti del territorio
• ricordi degli ospiti
• anticipazioni
5. Misurare e interpretare
Visualizzazioni e like non bastano.
Bisogna osservare:
• salvataggi
• condivisioni
• commenti
• messaggi ricevuti
• visite al profilo
• clic al sito
• richieste di informazioni
• qualità delle interazioni
• contenuti che generano maggiore interesse
I risultati devono essere collegati agli obiettivi reali dell’hotel, non analizzati come numeri isolati.
L’Intelligenza Artificiale accelera, la strategia decide
L’intelligenza artificiale continuerà a entrare nei processi di marketing e comunicazione.
Potrà:
• velocizzare alcune attività
• proporre alternative
• aiutare nella ricerca
• supportare la pianificazione
• organizzare informazioni
• offrire prime bozze su cui lavorare
Ma la tecnologia non elimina il bisogno di strategia. Lo rende ancora più evidente.
Quando tutti possono generare un testo in pochi secondi, il valore non sta più nel produrre parole.
Sta nel sapere:
• quali parole usare
• a chi rivolgerle
• in quale momento comunicarle
• attraverso quale formato
• con quale obiettivo
• con quale coerenza rispetto al brand
Nel social media marketing per hotel, la differenza non sarà fatta da chi utilizza più strumenti.
Sarà fatta da chi conserva:
• pensiero
• curiosità
• sensibilità
• competenza
• capacità di osservazione
• conoscenza dell’ospitalità
Perché l’AI può aiutare a scrivere un post.
Ma non può decidere quale hotel meriti di essere ricordato.
Ascolta la puntata di Anziani Digitali
Questo articolo nasce dal terzo episodio della seconda stagione di Anziani Digitali, con Giada Galbignani, social media strategist e founder di Social Hospitality.
Nella puntata si parla di:
• intelligenza artificiale
• identità visiva degli hotel
• strategia social
• bisogno latente dei viaggiatori
• professionalizzazione della comunicazione alberghiera
• ruolo dei contenuti nella costruzione del desiderio
Ascolta l’episodio completo: https://open.spotify.com/episode/1AaMSJoyVg5r7mzEyKi4ic?si=Q6F-aTXSTUqlzK1S1FN83A